Andre Agassi è un narcisista. Open (ed. Einaudi, pp. 496, euro 20) è l’opera di un narcisista. Io lo amo per questo motivo. Non un narcisista nel senso banale del termine, come lo utilizzano i più o come lo etichettavano i giornaletti, ma un narcisista vero, clinico, infido e sotterraneo. In Open, la storia di un uomo prima e di un tennista poi, fino a che i piani non si sovrappongono (sei ciò che fai), emerge l’ossessione della perfezione, la necessità di approvazione, l’armoniosità sconvolgente della precisione. Emerge la differenza tra i traumi intesi come eventi e i traumi emotivi. Emergono le mancanze della struttura di personalità. Emerge la rabbia, la gestione delle pulsioni e il bisogno spasmodico del controllo. Emerge un rapporto conflittuale con le autorità, che non è altro se non un bisogno di attenzione, una ricerca di comprensione, una richiesta di amore.
Agassi direbbe che non ho capito nulla del libro e mi punterebbe una palla pelosa alla nuca, ma già solo il fatto di essere in contrasto sullo stesso ring che è la vita, unisce i nostri destini. E’ importante che ci sia chiarezza nei confini; che sia un campo da tennis o uno spazio fluido nel quale sguazzare. Agassi è un coraggioso, uno che ha capito le possibilità della tridimensionalità e non si è limitato a vivere la geometria della vita su una retta; è uno che ha saputo dare gli effetti giusti alla vita, alla palla... Il fallimento è solo un modo di crescere, ed è un modo che si sceglie, soprattutto per una mente iper razionale sconvolta da ondate emotive di ansietà e angoscia. Come la sua, come...
Paradossalmente Agassi inizia a vincere quando inizia ad amare e inizia ad amare quando inizia a regredire, ma non nel senso comune del termine, bensì nella libertà di scelta, nell’assenza di pensieri tipica dell’infanzia, tipica dell’innamoramento: non cercare l'amore, cerca con amore. Agassi raggiunge un momento in cui trasforma l’aggressività nevrotica, trasforma le risposte difensive, trasforma tutti i suoi pasticci cognitivi e smette di barare con la vita, smette con Las Vegas, smette di dire bugie a se stesso e a tutti quelli che ha attorno. Smette di recitare una parte. Questo mi fa amare Agassi (e Agassi o lo ami o lo odi); questo mi fa amare il libro. Leggerlo e pensare: lui c’è riuscito, è un passo che voglio fare anche io. Crampi o non crampi, allo stomaco o alle gambe, è un passo necessario per una sopravvivenza che possa tramutarsi e definirsi esistenza.
eugenio giannetta

Prima è stato un modello per generazioni di tennisti, come me, convinti che fosse inossidabile, indistruttibile, che nulla lo toccasse. Poi, dopo aver letto Open, è diventato un modello su come aggredire la vita e anticiparla, come faceva lui con la risposta o il passante. Una biografia, un romanzo, una cronaca, Open: il vostro prossimo libro. Grazie Eugenio!!!
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