«La vita non ha soltanto un'evidenza organica, ma poggia su un sentimento che ha a che fare con la curiosità e si manifesta come attenzione. Quando l'attenzione cessa del tutto vuol dire che l'agonia è terminata, il malato non può più prestare attenzione al mondo perché non ne fa più parte».
pagina 131
«Diversamente dall'anima (la quale è fin dal principio un colabrodo, un'elaborata cicatrice, tutta fatta di lacerazioni, strappi ricuciti, smagliata come una vecchia rete da pesca: l'anima è un arabescato tappeto di traumi dal disegno irriproducibile), il corpo ha una sua nativa integrità che non sopporta le violazioni. […] Il corpo è intrinsecamente reazionario alla violenza qualitativa (mito e strumento di ogni rivoluzione), il corpo oppone il mondo e il modo della pura quantità. Il corpo misura attraverso la quantità di sofferenza la bontà delle idee».
pagine 106-107
«Ancora non abbiamo finito di vedere e già vorremmo non aver visto visto, vorremmo tornare all'istante in cui eravamo inconsapevoli».
pagina 85
«Considerazione: viviamo prigionieri del mito della profondità e della complessità, finché la morte, privandoci delle cose più ovvie, le rende ironicamente memorabili. Le superfici cominciano a splendere, splendono le cose secondarie, i ricordi più fiochi e le parole che dicevamo per caso e che non avremmo appuntato nemmeno a matita ora diventano leggenda».
pagina 50
«Se avessi capito prima che quei rari momenti di pace e di complicità tra di noi non erano illusori, ma indicavano una strada possibile, un cammino da percorrere insieme, anche se questa strada passava per la mia sottomissione, oppure per la sua, avrei fatto in tempo a salvare qualcosa di quel rapporto che invece è marcito nell'attesa che venissero fatti grandi passi l'uno vero l'altro, che venissero dette cose importanti».
pagina 47
«Com'è possibile trasformare una storia vera in una storia, mi chiedo, la vita, la vita non è un romanzo e nemmeno un romanzo breve, forse assomiglia di più a un saggio pieno di ripetizioni, scritto maluccio, forse quest'arte di rendere vero ciò che è già stato vero nella vita nessuno me lo può insegnare, è un'arte difficilissima, anzi più che un'arte è un miracolo».
pagina 42
«Ho l'impressione che fino a quando camperò io sarò sempre, prima di tutto un figlio».
pagina 30
«Di mio padre ne so quanto di uno scrittore minore del secondo Ottocento italiano. Cioè qualche aneddoto, il riassunto della trama, e in quattro parole, come si diceva a scuola, la sua poetica».
pagina 16
«Un borghese che va in malora non rassomiglia affatto a un poveraccio ma resta borghese quanto prima e quindi la sua degradazione è più grottesca».
pagina 12
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