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venerdì 30 marzo 2012

lapis / città della pianura, cormac mccarthy


Cormac McCarthy
Trilogia della frontiera
Città della pianura
Einaudi, 2008



Le luci lontane della città, a sud, si stendevano sul fondo del deserto come un diadema appoggiato sul panno nero di un gioielliere.
(p. 812)

Quando sei bambino hai tutte queste idee su come sarà il futuro, disse Billy. Poi cresci un po', e cominci a ridimensionare le aspettative. Secondo me alla fine del processo ti riduci a cercare solo di soffrire il meno possibile.
(p. 802)

E sopra ogni cosa una profonda, profondissima consapevolezza del fatto che bellezza e perdita sono tutt'uno.
(pp. 794-795)

mercoledì 21 marzo 2012

lapis / open, andre agassi


La vita è un incontro di tennis tra estremi polarmente opposti. Vincere e perdere, amare e odiare, aperto e chiuso. E' utile riconoscere presto questo fatto penoso. Quindi riconoscete gli estremi contrapposti in voi e se non riuscite ad accettarli o a riconciliarvi con essi, almeno ammetteteli e tirate avanti. L'unica cosa che non potete fare è ignorarli.

pagina 490


Certe persone sono termometri, altre termostati. Tu sei un termostato. Non registri la temperatura in una stanza, la cambi. Perciò sii fiducioso, sii te stesso, assumi il controllo.
pagina 404

Gil che c'è?
Ho un presentimento.
Quale presentimento?
Sento che sei in rotta di collisione.
Con che?
Con il destino.
Non sono sicuro di credere nel destino.
Vedremo. Non si può accendere un fuoco sotto la pioggia…
pagina 378

martedì 6 marzo 2012

lapis / vita e morte di un ingegnere, edoardo albinati


«La vita non ha soltanto un'evidenza organica, ma poggia su un sentimento che ha a che fare con la curiosità e si manifesta come attenzione. Quando l'attenzione cessa del tutto vuol dire che l'agonia è terminata, il malato non può più prestare attenzione al mondo perché non ne fa più parte».

pagina 131

«Diversamente dall'anima (la quale è fin dal principio un colabrodo, un'elaborata cicatrice, tutta fatta di lacerazioni, strappi ricuciti, smagliata come una vecchia rete da pesca: l'anima è un arabescato tappeto di traumi dal disegno irriproducibile), il corpo ha una sua nativa integrità che non sopporta le violazioni. […] Il corpo è intrinsecamente reazionario alla violenza qualitativa (mito e strumento di ogni rivoluzione), il corpo oppone il mondo e il modo della pura quantità. Il corpo misura attraverso la quantità di sofferenza la bontà delle idee».
pagine 106-107

«Ancora non abbiamo finito di vedere e già vorremmo non aver visto visto, vorremmo tornare all'istante in cui eravamo inconsapevoli».
pagina 85

«Considerazione: viviamo prigionieri del mito della profondità e della complessità, finché la morte, privandoci delle cose più ovvie, le rende ironicamente memorabili. Le superfici cominciano a splendere, splendono le cose secondarie, i ricordi più fiochi e le parole che dicevamo per caso e che non avremmo appuntato nemmeno a matita ora diventano leggenda».
pagina 50

venerdì 2 marzo 2012

lapis / il tempo è un bastardo, jennifer egan


«Ecco, vedi, queste metafore - “trasparente” e “alla luce del sole” - fanno tutte parte di un sistema che noi chiamiamo purismo atavico. Il PA presuppone l'esistenza di una condizione di perfezione etica, che non solo non esiste né è mai esistita, ma di solito viene usata per avvalorare i preconcetti di chi formula il giudizio».
pagina 367


«La pausa ti fa pensare che la canzone sia finita. Invece scopri che non è finita, e per te è un sollievo. Poi però la canzone finisce davvero, perché tutte le canzoni finiscono, ovviamente, e STAVOLTA. LA. FINE. E'. VERA».
pagina 327


«Talvolta la vita ti concede il tempo, la quiete, il dolce far niente necessari a riflettere su questioni che nel rapido corso della vita di tutti i giorni rimangono in larga misura inaffrontate: Con quanta precisione ricordiamo il meccanismo della fotosintesi? Siamo mai riusciti a utilizzare il termine ontologia in una conversazione? Qual è stato l'istante preciso in cui ci siamo leggermente disallineati dalla vita tutto sommato normale che conducevamo fino a quel momento, piegando in modo infinitesimale a sinistra o a destra e imboccando la traiettoria che in ultima istanza ci ha portati nel luogo in cui ci troviamo attualmente?».
pagina 210