«La vita non ha soltanto un'evidenza organica, ma poggia su un sentimento che ha a che fare con la curiosità e si manifesta come attenzione. Quando l'attenzione cessa del tutto vuol dire che l'agonia è terminata, il malato non può più prestare attenzione al mondo perché non ne fa più parte».
pagina 131
«Diversamente dall'anima (la quale è fin dal principio un colabrodo, un'elaborata cicatrice, tutta fatta di lacerazioni, strappi ricuciti, smagliata come una vecchia rete da pesca: l'anima è un arabescato tappeto di traumi dal disegno irriproducibile), il corpo ha una sua nativa integrità che non sopporta le violazioni. […] Il corpo è intrinsecamente reazionario alla violenza qualitativa (mito e strumento di ogni rivoluzione), il corpo oppone il mondo e il modo della pura quantità. Il corpo misura attraverso la quantità di sofferenza la bontà delle idee».
pagine 106-107
«Ancora non abbiamo finito di vedere e già vorremmo non aver visto visto, vorremmo tornare all'istante in cui eravamo inconsapevoli».
pagina 85
«Considerazione: viviamo prigionieri del mito della profondità e della complessità, finché la morte, privandoci delle cose più ovvie, le rende ironicamente memorabili. Le superfici cominciano a splendere, splendono le cose secondarie, i ricordi più fiochi e le parole che dicevamo per caso e che non avremmo appuntato nemmeno a matita ora diventano leggenda».
pagina 50